La Responsabilità degli Enti del Decreto 231 e Sicurezza Lavoro: Analisi della Sentenza Cassazione Penale n. 2768/2025

Compliance, Penale

Quali sono i fatti alla base della sentenza in materia di Decreto 231 e Sicurezza sul Lavoro?

La recente sentenza della Cassazione Penale n. 2768/2025 – di seguito scaricabile – affronta un caso significativo di responsabilità amministrativa degli enti ex Decreto 231 derivante da caso di mancata Sicurezza sul lavoro. La vicenda riguarda un incidente avvenuto presso la E.M. INOX Srl, dove un lavoratore ha subito lesioni durante la movimentazione di un serbatoio mediante carrello elevatore. L’evento ha portato alla condanna sia del legale rappresentante per lesioni colpose aggravate, sia della società ai sensi del Decreto 231 per l’illecito amministrativo correlato.

Ne avevamo già parlato in questo articolo: https://www.studiosoardi.com/2025/01/07/responsabilita-committente-sicurezza-cantieri-231/#:~:text=231%2F01%20disciplina%20la%20responsabilit%C3%A0,25%2Dsepties%20del%20decreto.

Come si configura l’interesse e il vantaggio nel Decreto 231 secondo la Cassazione?

La Corte ha ribadito che nei reati colposi, come previsto dal Decreto 231, i criteri di imputazione dell’interesse e del vantaggio devono essere riferiti alla condotta e non all’evento lesivo. Nel caso specifico, la Cassazione ha individuato il vantaggio dell’ente nel risparmio di spesa derivante dalla mancata adozione di adeguate misure di sicurezza, con particolare riferimento alla mancata procedimentalizzazione dell’attività di movimentazione dei serbatoi. La Corte ha sottolineato che anche un esiguo risparmio di spesa può integrare il requisito del vantaggio, purché sia oggettivamente apprezzabile e si inserisca in un contesto di generale trascuratezza nella gestione della sicurezza.

Quale rilevanza assume la colpa organizzativa nel Decreto 231?

La sentenza approfondisce il tema della colpa organizzativa, elemento centrale del Decreto 31. La Corte evidenzia come le carenze prevenzionali riscontrate non fossero isolate ma riflettessero una complessiva trascuratezza della società in materia antinfortunistica. In particolare, viene censurata la sottovalutazione dei rischi insiti nella movimentazione delle cisterne, attività che costituiva l’oggetto principale dell’attività produttiva. La mancata formalizzazione delle procedure e della nomina del preposto viene ricondotta a una logica di sottovalutazione della sicurezza finalizzata al risparmio sui costi.

Come si valuta l’autonomia della responsabilità dell’ente?

La Cassazione ribadisce il principio dell’autonomia della responsabilità dell’ente prevista dal Decreto 231 rispetto a quella della persona fisica. Nel caso specifico, la responsabilità della società viene fondata su una valutazione complessiva del sistema prevenzionale, che ha evidenziato carenze strutturali non limitate al singolo episodio lesivo. La Corte sottolinea come la durata delle omissioni e la rilevanza dell’area di rischio non regolamentata siano elementi significativi per valutare la responsabilità dell’ente.

Quali sono le conseguenze pratiche per gli enti alla luce di questa interpretazione del Decreto 231 in materia di Sicurezza sul Lavoro?

La sentenza fornisce importanti indicazioni operative per gli enti in materia di compliance al Decreto 231. Emerge chiaramente come non sia sufficiente la mera presenza di strumenti di prevenzione (come i carriponte nel caso specifico), ma sia necessaria una regolamentazione formale e dettagliata delle procedure operative, accompagnata da un’adeguata formazione del personale. La Corte sottolinea l’importanza di una valutazione dei rischi che non sia meramente formale ma che si traduca in concrete procedure operative vincolanti per i lavoratori.

Quali insegnamenti si possono trarre da questa sentenza?

La pronuncia della Cassazione offre una chiave di lettura evolutiva del Decreto 231 in materia di Sicurezza sul lavoro. La Corte evidenzia come il sistema di responsabilità degli enti non sia finalizzato solo alla repressione ma soprattutto alla prevenzione, richiedendo un approccio sistematico alla gestione dei rischi. Particolare rilevanza assume la necessità di documentare formalmente le procedure di lavoro e di garantire un’effettiva formazione dei lavoratori, non potendo l’esperienza pratica compensare la mancanza di procedure formalizzate. La sentenza ribadisce inoltre come il vantaggio dell’ente possa consistere anche in risparmi di spesa apparentemente modesti, purché inseriti in un contesto di sistematica trascuratezza delle esigenze di sicurezza.

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