Facebook condannato in primo grado per violazione della privacy degli utenti: “Raccoglie dati fuori dalla piattaforma”
Ancora prima dell’esecutività del GDPR la commissione per la privacy del Belgio ha condotto Facebook davanti al Tribunale di Bruxelles.
Le accuse riguarderebbero l’uso di plug-in social (i pulsanti “mi piace” , “condividi” oltre ad altri pixel invisibili a occhio nudo) per creare un archivio dati sul comportamento delle persone senza alcuna informativa o raccolta del consenso.
I giudici scrivono: «Anche se non è stato visitato il sito, Facebook può seguire il vostro comportamento di navigazione senza che ve ne rendiate conto, Facebook non ci informa sufficientemente del fatto che raccoglie le informazioni su di noi, della natura delle informazioni raccolte».
Il gruppo californiano, che in Europa ha la propria sede legale a Dublino, si difende. I portavoce del social affermano che i “cookies” servono per esaminare il comportamento degli utenti e valutare se corrisponde a quello di un normale membro. In altre parole si cercherebbe di evitare la creazione di conti fasulli e ridurre il rischio di hackeraggio.
Lord Richard Allan, vicepresidente di Facebook per l’area Emea (Europa, Medio Oriente, Africa), conferma: “Ci stiamo preparando per il nuovo regolamento generale sulla protezione dei dati con il nostro principale regolatore, il commissario irlandese per la protezione dei dati personali. Rispetteremo questa nuova legge, esattamente poichè rispettiamo la legge vigente in materia di protezione dei dati”.
Facebook ha già dichiarato che ricorrerà in appello. In ogni caso, il social network più frequentato dagli italiani potrebbe essere costretto a pagare 250mila euro al giorno per un importo massimo di 100 milioni di euro.